Lo
stemma

I monumenti

ex Cattedrale

Chiesa rupestre di San Nicola
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Il Territorio e la sua
storia
Posizione
geografica
Mottola è una località situata sull'altopiano
della Murgia, il cui territorio è di circa 212,33 kmq; essa dista
28 km da Taranto e 60 km da Bari.
Posta a 387 m sul livello del mare, domina tutto il Golfo di Taranto sino
ai monti della Basilicata e della Calabria: proprio per questo nel passato
fu definita "la spia dello Jonio".
I numerosi reperti archeologici rinvenuti fanno ritenere che Mottola abbia
origini antichissime. Si ipotizza che fin dal 207 a.C. il suo territorio
subì una serie di conquiste da parte di Romani, Goti, Bizzantini,
Longobardi, Saraceni e dal 1040 circa, da parte dei Normanni, degli Svevi,
degli Angioini.
Le ricerche effettuate circa le origine del nome Mottola hanno dato differenti
risultati, pur confermando che tale nome ha subìto nel tempo diverse
variazioni.
Nel 1849 tale località era chiamata MOTOLA, nel 1700 fu chiamata
MOCTILA e MOTUOLA; un secolo prima MUTILA.
Altri scrissero MOTTILA, MOTULA, MOTTULA e tra il 1000 e 1300 troviamo
MUTULA.
Il significato etimologico della parola, pertanto, è da ricondursi
al termine latino "mutulus" che significa "mucchio di pietre,
pietra di confine"; quindi possiamo dedurre che il nome MOTTOLA deriva
dalla sua posizione geografica ed indica un'altura.
Il suo stemma sin dal Medioevo è rimasto invariato: esso rappresenta
una torre (che simboleggia la fortezza e l'origine antica) e due uccelli
neri, simbolo di prosperità e fortuna.
E' una cittadina dedita prevalentemente all'agricoltura e all'artigianato.
Mottola venera come suo protettore San Tommaso di Canterbury. Il calendario
segna questa festività il 29 dicembre, ma dal 1954 i fedeli di
Mottola vollero abbinare la festa del patrono con quella di Sant'Antonio
il 13 giugno, ormai tradizionale.
La principale chiesa di Mottola è la chiesa madre, cioè
l'ex cattedrale del paese; inoltre troviamo il Convento, la chiesa del
Carmine detta "Purgatorio", San Giuseppe Lavoratore, San Pietro,
San Basilio Magno, e le infinite chiese rupestri situate ai piedi del
paese.
Nel rione che si è sviluppato intorno al 1850 su di una grande
piazza, sorge il Palazzo Comunale. La costruzione iniziata nel 1881 fu
completata nel 1887; la facciata è d'ispirazione neoclassica ravvivata
dalle lesene di stile dorico, ionico e corinzio.
I mottolesi, nei tempi antichi, non abitavano solo sulla collina ma anche
nei casali sparsi nel vasto territorio.
Alcuni di questi casali favoriti dall'ambiente si sono sviluppati fino
a diventare importanti cittadine (Palagiano, Palagianello, Turi, Putignano,
Noci, Alberobello), altri casali invece sono rimasti disabitati (Petruscio,
Casalrotto, Le Grotte, ecc.)
I villaggi rupestri sono formati da un agglomerato di grotte, ubicate
intorno ad una o più chiese; generalmente sorgevano in zone solitarie.
Ogni domenica, gli abitanti erano soliti riunirsi nella chiesetta per
partecipare al rito religioso, e sulle pareti di queste, troviamo ancora
gli affreschi del tempo.
Un esempio di questi villaggi è Petruscio. Situato nella gravina,
è composto da diversi piani e non ci sono scale per raggiungere
le abitazioni perché venivano usate per la difesa e la sicurezza;
le abitazioni, una affianco all'altra, sono caratterizzate da due vani
comunicanti tra loro, ogni casa è munita di pozzo per conservare
i viveri, mentre fuori ci sono forni e comodità per gli animali.
L'emancipazione della città è stata molto lenta: solo nel
1769 furono istituite, in seguito al decreto emanato da Federico IV, le
scuole elementari o primarie per l'insegnamento del leggere e dello scrivere.
Fino ad allora i cittadini erano analfabeti.
I primi esami scolastici si tennero nell'agosto del 1892.
Negli anni intorno al primo 1900 le aule erano sovraffollate da 65-70
alunni, seduti in banchi lunghi e tutt'altro che igienici, l'aula aveva
solo una piccola finestra che non si poteva aprire; molti dei nostri nonni
che passarono per queste scuole non completarono il corso di studi per
difficoltà economiche.
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